giovedì 25 febbraio 2010

Paese che vai, evento che trovi !

Dopo averlo sognato per tantissimi anni, finalmente ho potuto assistere di persona alla famosa gara indoor di Las Vegas, quella che è ancora oggi la gara con il maggior numero di partecipanti al mondo, quasi 1500.
Certo, Las Vegas non è un semplice gara, ma per gli americani è l’Evento per eccellenza, la gara dove si ritrovano i campioni, dove si vedono i nuovi materiali e dove soprattutto si va a divertirsi nel tempo libero tra una sessione di tiro e un’altra.
La gara di Nimes si è spesso presentata con l’ambizione di diventare la Las Vegas d’Europa e ormai sicuramente ci è riuscita, ma ha fatto anche di più: ha largamente superato Las Vegas come qualità dell’evento, anche se non ancora in numero di partecipanti.

Devo dirlo francamente, la gara di Las Vegas confrontata con Nimes mi è parsa poco più di un ciofeca. Tanta gente, ma location poco più che squallide, con quei grandi saloni di hotel con i tappeti a ghirigori sul pavimento, poche informazioni sui risultati, spazi limitati e battifreccia rasoterra con i bersagli attaccati a caso dagli stessi partecipanti. Poi, l’assurdo dei “freccioni” al di là di qualsiasi ragionevolezza nel danneggiare bersagli e rubare punti di riga altrimenti inesistenti.


Per finire, una premiazione ai limiti del ridicolo, con il palco piano con sopra i rappresentanti degli sponsor e la chiamata dei soli vincitori di ogni divisione, cui venivano consegnati gli “assegnoni” di organizzatori e sponsor, con le targhe ufficiali della gara che invece venivano ritirate poi direttamente dai premiati al tavolo dell’organizzazione.


A Las Vegas inoltre si applicano le regole di tiro della NFAA, che sono alquanto diverse da quelle della FITA. A parte il limite delle frecce, la distanza è 20 yards (poco più di 18 mt ), il tempo per tre frecce è 2 ½ minuti, e si tirano per ogni serie di 30 frecce, 15 frecce in alto e quindici in basso; chi arriva per primo a inizio gara si attacca la targa dove gli pare e quelli che seguono riempiono il battifreccia assegnato. Se i bersagli sono rovinati, gli arcieri se li cambiano da soli (quelli nuovi stanno sotto i battifreccia). Le targhe triple triangolari su fondo grigio inoltre hanno sul retro il bersaglio da 40 cm singolo, quindi l’arciere decide da solo se usare l’uno (fronte) o l’altro (retro).
Le regole di abbigliamento semplicemente non esistono, con gente che tira in stivali o infradito, quasi tutti rigorosamente in blu jeans e con la maglia del loro sponsor principale.
Tom Dielen, Segretario Generale della FITA, tirava olimpico con la maglia della Hoyt. Gli ho chiesto se secondo lui fosse questo il futuro dell’abbigliamento nelle gare. “Probilmente sì, ad eccezione delle Olimpiadi” mi ha risposto.

La finale del primo World Archery Challenge, la combinata tra Nimes e Las Vegas, è stata organizzata dalla FITA in modo improvvisato, utilizzando ovviamente quanto disponibile sul posto.
Battifreccia quindi rasoterra, visuali a triangolo e niente limite dei 9.3 mm per le frecce per consentire di usare la stessa attrezzatura della gara. Non è venuta male, per chi capiva le regole, a parte l’incomprensione nello spareggio tra Ryals e Cousins per il terzo posto compound dove Ryals ha perso per aver titrato sullo spot 1 invece che sul 2. Ma chi capiva le regole tra il pubblico era chiaramente una minoranza, e ancor meno erano quelli che avevano capito di cosa fosse questa gara, peraltro pubblicizzata zero sul posto. Pure la premiazione del World Archery Challenge è finita insieme alle altre, con solo i primi chiamati a prendersi gli assegnoni con quelli della gara principale e nessun podio completo e quindi nessuna foto finale dei vincitori e piazzati nel Challenge.

Tutto negativo quindi? Sicuramente una gara ben lontana dal gusto e dalle abitudini degli Europei, una gara veramente di un altro pianeta per gusti alieni.
Yoshi Komatsu, editore della rivista Giapponese Archery, figura costante tra i fotografi di tutte le gare internazionali da sempre , alla mia domanda di confrontare Nimes con Las Vegas mi ha risposto molto semplicemente che come Gara Nimes era vincente sicuramente, ma che quando uscivi dalla gara a Nimes però non avevi…. Las Vegas.
Già, gli americani hanno da decenni il loro evento arcieristico ogni anno a Las Vegas, con moltissimi elementi in comune con Nimes: tanti partecipanti, tre giorni di gara per tutti, probabilità di premi per tutti, fiera espositiva, tanti campioni da ammirare (che vengono per i tanti soldi da vincere). In meno hanno molte meno regole (e li invidio), una cura dei particolari molto superficiale e una location molto peggiore, ma in più offrono ai partecipanti la città di Las Vegas, un colossale luna park – casinò aperto 24 ore su 24 ed unico al mondo. Per questo, Las Vegas come evento rimarrà inimitabile ed irraggiungibile per sempre.
Paese che vai, evento che trovi !


venerdì 12 febbraio 2010

Ancora a Riccione

Riccione d’inverno non è un gran bel posto… fa freddo come ovunque, qualche volta nevica pure come ovunque.
Ma a Riccione si deve andare quasi tutti gli anni, tra Gennaio e Marzo, per partecipare alla annuale assemblea FITARCO.
Mi hanno chiesto in molti ormai che ci si vada a fare alle assemblee nazionali FITARCO all’interno del quadriennio olimpico. Almeno, quella di inizio quadriennio da l’illusione di poter votare per eleggere i propri rappresentanti. Le altre, neppure quello.

La democrazia assembleare in FITARCO è in pratica morta una decina di anni fa, con le ultime “vere “ assemblee della battaglia contro le stravolgenti norme statutarie proposte dalla gestione che allora portò addirittura ad un commissariamento della nostra Federazione. La battaglia fu vinta, ma la Federazione fu persa, sembra ormai definitivamente.
Ho partecipato ininterrottamente alle assemblee FITARCO dal 1974. Tra ordinarie e straordinarie, ben oltre quaranta assemblee. Neve, passi appenninici bloccati, luoghi improbabili. Ci sono sempre stato, nel rispetto della teoria che dice che ognuno di noi ha la sua parte anche piccola di responsabilità in una democrazia, e che questa si esprime attraverso il voto.
Ma lentamente, anno dopo anno, il livello di partecipazione democratica prima teorico, poi possibile ed ora reale è diventato sempre più limitato.

C’eravate due assemblee fa quando addirittura il Presidente dell’Assemblea mi negò la parola regolarmente richiesta per un intervento con il quale volevo soltanto aiutare la formulazione di una proposta del Presidente FITARCO a suo sostegno?
Sono stato personaggio scomodo di molte assemblee, ma sono sempre intervenuto per costruire una FITARCO migliore, magari a dispetto dei manovratori del momento e delle loro spesso molto limitate visioni. Ho visto il nostro statuto stravolto molteplici volte per interessi di parte, martoriato da idiozie assurde imposte dall’ufficio legale del CONI a dispetto della logica, del codice civile e spesso anche della lingua italiana. Ho sempre segnalato o cercato di segnalare le cose che non stavano in piedi, che non avevano nulla a che fare con il nostro mondo, con l’arcosfera.

Bene, questa volta stavo per arrendermi. Lunedì mattina 15 febbraio 2010 parto con Michele per Las Vegas, e la rilettura dello Statuto e delle modifiche allo stesso oggetto dell’assemblea di del 14 febbraio mi aveva gettato nello sconforto. Onestamente, l’insieme delle norme lette organicamente non ha più nulla che fare con quella Federazione cui avevo chiesto l’iscrizione la prima volta nel 1973.
Tralasciando la lingua italiana, vilipesa nel testo un po’ ovunque da frasi di plurimo significato, errate o addirittura contrastanti tra di loro e qualche volta anche grammaticalmente sbagliate, leggo un testo dove le Compagnie, pardon, le Associazioni non possono più eleggere i propri rappresentanti periferici, non possono più eleggere e formare i propri giudici, non possono più votare le proprie norme di gestione, ma solo “approvarle”, devono esplicitamente richiedere il bilancio della federazione per poterlo esaminare e si possono trovare amministrate a livello centrale da persone elette da terzi. E se qualcosa accade, i Giudici sono Magistrati inamovibili in eterno e meglio se non tesserati alla federazione. Per ultimo, ma la norma e’ ormai assente da anni, le Associazioni non possono più presentare emendamenti allo Statuto se non come emendamenti agli emendamenti presentati dal Consiglio Federale, e forse neppure a quelli, in realtà, perché le norme per l’ordine del giorno delle assemblee non risono neppure quelle più da tempo immemore.
Francamente, un testo complessivo che ormai nessun arciere senza una laurea in gurisprundenza e una decina di anni di esperienza specifica riesce neppure a comprendere in tutte le sue contorte eccezioni. Se ad esso uniamo poi l’insieme dei regolamenti FITARCO ufficiali e non, l’intera materia diviene simile alla legislazione fiscale Italiana. Talmente astrusa da essere inapplicabile o elusa in massima parte.

Ho riflettuto, e ho pensato che un ultimo tentativo non cambierà nulla nella mia esistenza; ho deciso quindi che sarò a Riccione ancora questa volta, e ancora una volta chiederò la parola ogni volta che riterrò di poter dare un contributo alla discussione o alla comprensione delle norme in votazione.
Ma chiederò anche specificamente la parola per un sola mozione personale.
Chiederò che l’Assemblea voti un invito formale al Presidente , al Consiglio Federale e alla Consulta delle Regioni per l’istituzione di una Commissione Costituente che riscriva lo Statuto da zero in un ottica di maggiore comprensibilità e maggiore aderenza dello stesso al mondo del tiro con l’arco, al nostro mondo, all’arcosfera tutta.
Curioso di vedere come la mozione sarà accolta da una Assemblea che da quasi un decennio di Statuto con la S maiuscola non si occupa più.

Poi, magari, nel 2011 sarò ancora a Riccione. O forse non più.

giovedì 4 febbraio 2010

Gare ed Eventi

Essendo stato in due weekend successivi al torneo Internazionale di Nimes, 13esima edizione, ed ai Campionati Italiani Indoor di Padova, mi trovo nelle migliori condizioni di freschezza mentale per fare un raffronto diretto, e purtroppo la gara italiana ne esce largamente perdente.
Nimes è da anni un Evento mondiale nel tiro con l’arco, Padova è stata una normale gara di campionato Italiano Indoor come se ne sono viste tante negli ultimi vent’anni, e certo non la migliore edizione del periodo.
La differenza sta tutta nei termini, Evento l’una, Gara l’altra.
 
Cos’è un Evento Arcieristico?
E’ una Gara che negli anni ha perfezionato i propri meccanismi di ammissione, ha promosso la propria esistenza ed ha fatto in modo che gli arcieri “ambiscano” a partecipare, sia come atleti che magari anche solo come spettatori.
Nimes ha costruito il suo appeal con un mix vincente di ritrovo annuale internazionale in data fissa e di premi un po’ per tutti che hanno attratto gli atleti di alto livello mondiali, che a loro volta hanno attratto tanti arcieri solo “partecipanti”, che a loro volta hanno attratto i commercianti e le aziende del settore, e l’insieme ha attratto gli sponsor e l’attenzione della cittadinanza.


Ci sono voluti tredici anni, ma quest’anno la gara ha finalmente raggiunto il tutto esaurito che solo nelle più sfrenate speranze la Società Arc Nimes aveva mai ipotizzato si potesse compiere.
Ho chiesto a Olivier Grillat, il mago dietro la creatura, se il prossimo anno pensavano di aggiungere un quinto turno al pomeriggio del Venerdì per far fronte alle richieste.
Mi ha risposto che nella situazione attuale non se lo potevano permettere. Oltre 170 persone impegnate per 5 gg erano quello che potevano gestire con le strutture attuali, e quindi i quasi 1300 partecipanti erano giusto il coronamento di un sogno che richiedeva ora almnto qualche anno di stabilità. Ma, ha aggiunto, la municipalità di Nimes, visto il successo internzionale, ha promesso la costruzione di un nuovo padiglione fieristico più grande entro un paio di anni, e quindi verso il 2013 rivedremo la gara di Nimes crescere ancora e superare, una volta per tutte, la ormai non più tanot leggendaria Las Vegas per numero di partecipanti.
Avete capito bene, costruiranno un padiglione fieristico più grande appositamente per un Evento Arcieristico Mondiale, non per una gara di tiro con l’arco.

Due giorni dopo il ritorno da Nimes, sono passato per viale Borri a Castellana, e ho intravisto di lato le rovine del centro fieristico che ha ospitato le sei edizioni “mia” 24 Ore dal 1995 fino all’ultima edizione del 2001.


Nata nel 1995 come copia della 24 Ore di Belfort ma molto adattata ai gusti Italiani, ha visto nell’edizione 2001 oltre 150 squadre partecipanti con più di 430 arcieri in gara in un Evento in continua crescita che era un appuntamento annuale per molti a livello Italiano ed Europeo. La formula era quasi perfetta, la partecipazione continuava a crescere, il successo era assicurato. I miei piani prevedevano ancora qualche anno per raggiungere il tutto esaurito a oltre 800 partecipanti.
I piani si scontrarono però con la decisione della Camera di Commercio di Varese di cedere impianto e terreno in cambio della costruzione del nuovo polo fieristico di Malpensa Fiere.
La sera di Domenica 9 Dicembre 2001 si chiusero per l’ultima volta le porte del grandioso padiglione centrale e quelle della 24 Ore di Castellanza, che per tutti è nella memoria come un Evento arcieristico, e non certo come una semplice gara di tiro con l’arco.

Domenica scorsa a Padova una signora del comitato organizzatore degli italiani mi ha chiesto come mi sembrava i campionati e l’organizzazione, in confronto ai precedenti.
Che dire, ho avuto un po’ di imbarazzo rispondere, perché era facile essere fraintesi, ma me la sono cavata.
Padova è stata ne più ne meno una delle edizioni “medio basse” delle gare degli Italiani Indoor cui ho assistito, e vado agli Italiani indoor ininterrottamente da oltre venti anni. Non la peggiore, sicuramente, ma certo alquanto lontana dalle migliori. Il confronto diretto con Montichiari dello scorso anno vedeva circa lo stesso numero di partecipanti, una organizzazione simile con in più il ritorno dei tastierini per gli scores in tempo reale e in meno il ristorante self service nel padiglione gara (a Padova molti non si sono neppure accorti che ci fosse e si sono accontentati degli orribili panini Autogrill). In entrambe le edizioni, luce non buona, e ambiente un po’ opprimente, quasi niente spazi per il pubblico e nessun posto dove sedersi per centinaia e centinaia di persone “costrette” per varie ragioni a rimanere in piedi a bighellonare per magari anche oltre otto ore consecutive. Finali senza tribune e poco visibili, orari al solito assurdi. Reggio Emilia negli anni precedenti era stato una spanna superiore ad entrambe le ultime edizioni, dando però almeno spazi maggiori e accettando più partecipanti anche se luce per tirare era sempre pessima.
Il migliore dei campionati Indoor cui ho assistito? Probabilmente Genova nel 1997, con le tribune e il mini-stadio per le finali…. Un bel po’ di tempo fa, direi… E i tastierini con i risultati della qualifica in tempo reale c’erano anche prima di allora (eravamo i primi al mondo ad usarli), per poi scomparire per dodici anni.
I campionati Italiani Indoor sono la più grande gara indoor Italiana, comunque non la migliore per tentare record (anche a causa della data sempre troppo anticipata), ma sono solo la gara più grande, non un evento.
Non hanno mai spazi e tribune adeguate per pubblico, le finali sono sempre improvvisate (la carta da pacchi sui paglioni delle finali per renderli televisivi non si mette neppure più da almeno un decennio) , non c’e’ ombra di maxischermo vero, nessuno capisce che succede se non essendo arciere e sostando una ventina di minuti davanti ai TV al plasma dove scorrono le classifiche, e gli orari della gara principale, ovvero le finali assolute, sono all’ora di cena quando va bene: roba per soli addetti stretti (partecipanti, arbitri, organizzatori e loro autisti), non certo per la TV o per un ipotetico impossibile pubblico. Per tutta la giornata risuonano nel padiglione le lamentele di genitori, mogli e fidanzate che giurano che a una cosa del genere non parteciperanno mai più, e degli atleti in attesa eterna di improbabili spareggi, seduti su seggiolini di tiro da campagna perché, avendo avuto esperienze di identici campionati precedenti, sanno che se la sedia non se la portano da casa rischiano di arrivare stremati ai fatidici tiri del destino.

Ho personalmente presentato negli anni sia quando ero in Consiglio Federale che poi almeno tre progetti completi per trasformare gli Italiani Indoor in pochi anni da semplice gara in Evento, e altrettanto hanno fatto altri. Lo scorso anno è stata istituita dal nuovo Consiglio Federale una commissione specifica per la ristrutturazione dei campionati, che ha presentato le proprie conclusioni al Consiglio di Presidenza moltissimi mesi fa, ovviamente senza alcun seguito.

No, i Campionati indoor non diventeranno mai l’evento da 1600 partecipanti, premi in denaro, sponsor e TV in diretta che avevo sognato e progettato. Non lo diventeranno mai perché creare un evento del genere significa dar fiducia per anni allo stesso team organizzatore ed investire almeno all’inizio un po’ di risorse, ma soprattutto significa perdere il potere politico di assegnare la “gara” una volta qui e una là per garantirsi il solito becero consenso politico.

Per partecipare ad un evento, quindi, meglio prenotare presto per Nimes 2011. In Italia, anche il prossimo anno gli italiani saranno purtroppo ancora solo una Gara.

giovedì 28 gennaio 2010

Adesivizziamoci

Be', non volevo che l'ottimo lavoro di Carla nel disegnare il nuovo logo di Arcosfera rimanesse isolato nell'etereo mondo del web, e ho pensato che meritasse anche un riscontro nel mondo reale.
Ecco quindi che è nato l'adesivo di Arcosfera, esattamente quello del logo, da appiccicare dove vi  pare... In bacheca in società, sulla valigia dell'arco, sul vetro dell'auto... ovunque l'Arcosfera abbia una sua concreta esistenza...

L'adesivo sarà ampiamente disponibile per tutti ai Campionati Italiani Indoor di Padova.
Chissà, magari adesivizzando qua e così diffondendo l'indirizzo web di Arcosfera,  l'Arcosfera reale può trarre dei benefici  insperati.
Una piccola goccia nell'Ecosistema qualche volta magari muove le montagne quindi, adesivizziamoci !

martedì 26 gennaio 2010

Ecosistema /4

Gli esempi di piccole modifiche all’Ecosistema FITARCO che hanno condotto a grandi cambiamenti sono innumerevoli, come detto, ma quella veramente sconvolgente e che ha generato il rinascimento tecnico della FITARCO furono le norme di trasparenza nella selezione delle squadre Nazionali, introdotte sotto la presidenza Mattielli (io ero Vice Presidente Vicario e Aldo Andriolo era l’altro Vicepresidente) nel 93 dopo la delusione delle Olimpiadi di Barcellona.

Fino ad allora, e per oltre un decennio, i membri delle squadre nazionali erano decisi a tavolino, ed erano quasi sempre gli stessi, da lustri. Con l’arrivo di Vicktor Sidoruk come allenatore, si pose il problema di interfacciare il suo lavoro con quello indipendente delle società a degli allora negletti tecnici personali. Il vecchio sistema fu spazzato via, e le norme di accesso ai gruppi nazionali divennero:

a) pubbliche
b) note prima
c) non limitate dall’età
d) determinate solo dai punteggi della stagione precedente
e) interdisciplinari (i nazionali targa e campagna intercambiabili allo stesso livello)

Anche le borse di studio agli atleti vennero regolamentate in relazione esclusivamente ai risultati, con un minimo che veniva assegnato agli arcieri top che raggiungevano i 1310 punti e con integrazioni correlate alle situazioni famigliari e di lavoro specifiche, e furono introdotti significativi premi in denaro per i piazzamenti internazionali.
Inoltre, si stabilì che tutte le squadre che partecipavano agli eventi dovessero essere formate tramite selezioni pubbliche, con solo un minimo di discrezionalità da parte dei tecnici. Uniche eccezioni, i Campionati del mondo Targa di qualificazione Olimpica e le Olimpiadi stesse, dove la formazione della squadra era delegata al 100% ai tecnici, che si giocavano il rinnovo di contratto sull’unico risultato che contasse nel quadriennio.
I risultati sono noti a tutti, e costruiscono l’imponente palmares della FITARCO del decennio successivo.

Ma ad iniziare dal quadriennio scorso, l’Ecosistema di formazione delle squadre nazionali ha iniziato a subire piccole modifiche, e dopo qualche anno i risultai hanno cominciato mostrare gli effetti negativi delle piccole modifiche.
Cosa è radicalmente cambiato?

Non si entra più nei gruppi senior solo per punteggio, ma anche per “adesione” (al famoso centro Federale), con la conseguenza che spesso fuori dai gruppi ci sono atleti con risultati superiori a quelli nei gruppi, ma che non vengono considerati.

I gruppi sono a numero chiuso, con la conseguenza che, avendoli riempiti di “aderenti al centro” , non accolgono più molti atleti anche di risulti notevoli.

Non si conoscono le norme di qualificazione ai gruppi quasi fino alla data di scadenza delle stesse, ovvero i livelli vengono stabiliti a posteriori.

Le gare di selezione senior sono sempre svolte a porte chiuse durante i raduni e tra i soli appartenenti ai gruppi, con enorme vantaggio per quelli che si allenano nel centro federale rispetto ai pochi che vi soggiornano per l’occasione, generando risultati che poco hanno a che fare con quelli poi ottenibili veramente dagli stessi atleti in gare reali.

Con l’avvento dei Gruppi Sportivi Militari, il livello della retribuzione degli atleti di vertice si è appiattito, indipendentemente dai risultati conseguiti, e non esiste più da anni un riferimento di punteggio per ottenere una borsa di studio, per coloro che nei gruppi non ci sono ancora.

I gruppi Targa e Campagna sono poi stati resi impermeabili l’un l’altro, bloccando l’interscambio tra le specialità.

I premi di piazzamento sono ridotti a cifre ridicole,  tipo 800 Euro per vincere un Mondiale Indoor quando in gare tipo Nimes gli 800 Euro li supera il terzo classificato... o 1500 Euro per batter i Coreani a casa loro, con questi che hanno un appartamento come premio gara...

Per finire, i Tecnici Personali sono stati nuovamente esclusi da qualsiasi partecipazione alla programmazione tecnica della stagione, facendoli ritornare in situazione di conflitto con i tecnici nazionali.

Una modifica oggi, una domani, ed il sistema odierno è ormai semplicemente lo stesso degli anni 80 con solo minime variazioni. E i risultati, ad anni dalle modifiche, hanno iniziato a diminuire in numero e livello, come certificato dalle stesse statistiche FITARCO.
L’ecosistema Fitarco è complesso e molto delicato. Un altro piccolo cambio regolamentare oggi, e tra sette anni ci troveremo senza nuovi Nazionali Arco Olimpico, o senza un livello di competitività adeguato degli stessi. Occorrono sette anni per formare un atleta olimpico di alto livello, dai 10 anni ai 17, e l’Ecosistema in cui la formazione ha luogo è importantissimo per ottenere il risultato sperato.

Attenzione, quindi alle modifiche nell’Ecosistema! Chi le decide oggi sarà probabilmente ancora a gestire le conseguenze della sua decisione quando questa darà i suoi risultati finali, ed allora srà troppo tardi per correggere l’Ecosistema, pardon, per correggere l’Arcosfera!

mercoledì 20 gennaio 2010

Arcieri nel pollaio

Sono stato qualche giorno fa a visitare il Centro Federale di Cantalupa dopo la riapertura per la sosta di ristrutturazione, e ho visto i nostri azzurri tirare nell’ormai famoso “POLLAIO”…. e non vorrei vederli là dentro mai più.

Per chi non conosce il centro di Cantalupa se non per le poche informazioni e foto comparse sulla rivista Arcieri, vale ricordare che è nato come centro polisportivo finanziato principalmente dalla Regione Piemonte, comprendente nella sua versione finale una pista di atletica, una struttura al chiuso di allenamento per l’atletica, la struttura chiusa per il tiro con l’arco, un campo di tiro con l’arco dedicato e un campo da pallone. Inoltre, sono pianificate delle foresterie per il soggiorno degli atleti in allenamento.
Il tutto è già stato realizzato, ad eccezione delle foresterie, e “passato” alle Federazioni per uso e gestione. Gli atleti che soggiornano a Cantalupa devono quindi ancora utilizzare l’unico albergo del paesino, un tre stelle comunque di buon livello, ma a un paio di km dal centro sportivo.
La FITARCO si è quindi trovata omaggiata a metà 2008 della struttura per il tiro al chiuso a 70 mt che aveva sempre sognato, accompagnata da spogliatoio, servizi, palestra pesi, ufficio e magazzino e pure con campo di tiro all’aperto adiacente. Un sogno diventato realtà, e inoltre gratis.







Ma tra i sogni e la realtà il passo è spesso molto più lungo di quanto ci si possa attendere.

A consegna avvenuta, è risultato evidente che la struttura chiusa e il campo da tiro erano stati progettati e realizzati in modo a dir poco approssimativo e senza tenere assolutamente conto di un qualsiasi criterio di progettazione strutturale e di destinazione d’uso.
La struttura chiusa è stata realizzata infatti in muratura solo per la parte uffici e servizi, ma la parte per il tiro al chiuso a 70 mt è un semplice “pallone” di 80 mt per 30mt circa attaccata alla stessa.
Il tutto, realizzato su di un terrapieno di terra di riporto non stabilizzato.
Risultato, alle prime piogge primaverili del 2008, il terrapieno in parte frana e in parte si abbassa e nelle parti in muratura si aprono vistosissime crepe.


Primo intervento: barre di ferro imbullonate alle pareti e interventi strutturali per riconsolidare il terreno per evitare il crollo della struttura, e rifacimento della e recinzioni esterne parzialmente franate con il terrapieno con pali in profondità
Dicembre 2008. I pallone, così come lo chiamerò d’ora in poi, ospita una gara di calendario a 18 mt. con la partecipazione di quasi tutti i nazionali in raduno a Cantalupa Ma fuori fa freddo, perché siamo in alta collina in pieno inverno e dentro… fa ancora più freddo.
Il buontempone progettista del pallone aveva infatti immaginato un riscaldamento parziale nel pavimento per la sola area dove gli atleti avrebbero dovuto tirare in direzione dei 70 mt, non un riscaldamento di tutta la struttura per tutta la sua lunghezza. In una struttura di quella volumetria, il riscaldamento a pavimento dei primi 10 mt dall’ingresso può magari elevare la temperatura rispetto a quella esterna di un mezzo grado centigrado, ma solo in quella zona ….
Detto fatto, per riscaldare gli atleti in attesa dietro la linea ti tiro perpendicolare all’ingresso viene posizionata una fila di lampade a infrarossi di quelle utilizzate per riscaldare i …pollai.
Gli arcieri in gara tirano quindi con alle spalle queste lampade, ma recuperano le frecce ai paglioni temperature molto inferiori, diciamo a meno di 7 gradi .



Però il problema vero è che piove…
Piove al chiuso perché la condensa interna gela in alto raggiungendo il telone e ritorna sotto forma di acqua sul pavimento, che diventa pieno di numerose pozzanghere anche di grandi dimensioni.



La seconda e ultima gara nella struttura così attrezzata è poi il Campionato indoor Piemonte del 2009. Temperature appena sopra lo zero nel pallone e aree di pavimento allagate convincono finalmente che la struttura chiusa non è adatta al tiro al chiuso a 18 mt, ma evidentemente non e’ adatta neppure al tiro al chiuso a 70 mt invernale perché la temperatura interna in inverno è tendenzialmente uguale o più bassa di quella esterna. Va bene per il tiro al chiuso a 70 mt primaverile o estivo… soltanto, e gli atleti nazionali si radunano a Centro di Cantalupa nell’inverno 2008/2009 allenandosi nella piccola palestrina comunale in centro paese in spazi limitatissimi. Le strutture FITARCO , in realtà, non vengono più usato fino a primavera quando si può tirare sul campo all’aperto che comunque, senza drenaggio, tende ad allagarsi sempre alle prime piogge.



Ecco allora la soluzione per l’inverno 2009/2010.
Viene costruita una struttura prefabbricata interna al pallone ed adiacente a quella in muratura, per consentire agli atleti di tirare verso i 70 mt attraverso finestre nella stessa, ma con la speranza di conservare il calore del teorico impianto di riscaldamento a pavimento presente nell’area ora chiusa. all’interno del prefabbricato.


Ma il riscaldamento a pavimento non funziona più, se mai ha funzionato, probabilmente vittima degli assestamenti del terreno sottostante.
E allora si recuperano le famose lampade a infrarossi e se ne mettono due file dentro il prefabbricato che sta dentro il pallone, per riscaldare i tiratori.
Ma nessuno ha pensato che in realtà durante l’inverno l’attività principale di allenamento si svolge a 18 mt… e i 18 mt chiusi e riscaldati ci sono nella struttura prefabbricata, ma solo trasversalmente, considerando che la struttura è di circa 25 mt x 9 per 2,50 di altezza .
Allora si mettono 5 paglioni (di più non ci stanno) su di un lato, e la si usa in senso trasversale.



Risultato pratico: i 15 atleti in raduno se tirano contemporaneamente in allenamento a 18 mt al caldo (attenzione, la struttura chiusa ha bisogno di circa un ‘ora di accensione del riscaldamento al chiuso per raggiunge una temperatura interna accettabile) hanno 60 cm a testa di linea di tiro, ovvero la peggiore condizione di allenamento nella peggiore struttura possibile cui siano mai stati costretti ad adattarsi durante i raduni di sempre. Completamente assurdo, se non addirittura negativo per l’allenamento stesso e per la ricerca della migliore forma di tiro.



Gli atleti e i tecnici in raduno a Cantalupa chiamano la struttura in cui sono costretti a tirare “il POLLAIO”, per ovvie ragioni. Si chiedono tutti, ed io con loro, come faranno 24 atleti a fare una gara di selezione per gli Europei dentro al POLLAIO la prima settimana di febbraio, con magari un atleta in carrozzina tra di loro. Ma sembra che la negazione dell’evidenza sia ormai una prerogativa fondamentale della FITARCO di oggi.

E’ evidente che il sogno non è ancora realtà, e che quella struttura NON e’ adatta agli allenamenti invernali delle squadre Nazionali. Qualsiasi palestra di società è un ambiente sicuramente migliore per allenarsi con più profitto, come meglio erano tutti i luoghi utilizzati negli anni per gli allenamenti invernali della nazionale, per non citare il bellissimo centro sportivo di Rovereto o la migliore struttura di cui i nostri atleti abbiano fino ad ora usufruito, il centro sportivo di Divignano /Varallo Pombia, ora usato solo per gli atleti nazionali disabili ex CIP e rimpianto da tutti.
Qualsiasi posto per allenarsi è meglio del POLLAIO ed è inutile far finta che non sia così.
Si vuole veramente mantenere Cantalupa come centro (parola inappropriata, visto che sta all’estremo nord ovest dell’Italia) per i raduni nazionali ?
Bè, che la FITARCO si faccia finalmente un bel mutuo e sostituisca il pallone con una struttura vera in muratura con riscaldamento vero per dare ai nostri azzurri un luogo di allenamento al chiuso a livello di quello delle altre nazioni.
Ma smettiamo di dire che la struttura c’è già e di costringere atleti, tecnici e tutto il mondo dirigenziale FITARCO a far finta che quella che c’è sia utilizzabile, a dispetto dell’evidenza.

Togliamo gli arcieri dal pollaio!

giovedì 14 gennaio 2010

Ecosistema /3

Lasciando per un attimo gli aspetti tecnici dell'ecosistema, che dire poi delle modifiche Statutarie che hanno radicalmente mutato le interazioni tra Società e Federazione e quindi l'intero ecosistema politico Fitarco?
La maggiore alterazione dell’ecosistema in questo senso è stata senza dubbio la creazione della struttura periferica, ovvero dei Comitato Regionali.
Fu ancora il Presidente Pagotto che decise di creare dal nulla, e di fatto in alcune Regioni nell’assoluto nulla, una intera Organizzazione Periferica che venne fatta esistere dalla sera alla mattina. L’intervento era stato ideato per “presidiare il territorio” e per dimostrare al Coni la nostra avvenuta crescita periferica. Ma nello sviluppo successivo, i Comitati Regionali si dimostrarono non solo terrificanti assorbitori di risorse finanziarie, ma anche perfetti organismi di controllo politico del territorio. L’ecosistema, che prima vedeva le Società interagire direttamente con la Federazione e sentirsi veramente parte della stessa aveva ora una rete intermedia di riferimento e filtro bidirezionale, strettamene controllata dal centro, che consentiva di gestire il flusso della informazione verso la periferia e filtrare e smorzare le reazioni della periferia verso il centro; a oggi, la rete di controllo gestita dai funzionari periferici Fitarco (quali sono i Presidenti Regionali) svolge egregiamente il proprio compito di controllo, ma di contro si è trasformata in un sistema barriera chiuso, dove il reale collegamento tra centro e periferia manca quasi completamente, con l’indesiderato riflesso del calo di partecipazione dirigenziale volontaristica in genere a tutti i livelli, ormai drammatico in alcune zone . Se non conto e non sono tenuto a sapere, si dicono i dirigenti e i tecnici di periferia, perché dare il mio tempo gratis per la Federazione?

L’effetto pratico è il congelamento nelle cariche dei Presidente Regionali, che in alcuni casi occupano la carica da oltre un decennio, e il canale preferenziale che gli stessi Presidenti Regionali ottengono per l’elezione in Consiglio Federale, quali uniche persone note sia al centro che alla periferia. In Consiglio Federale al momento siedono tre ex Presidenti di Comitato Regionale, una segretaria di Comito Regionale e almeno quattro altre persone che i loro Comitati Regionali li controllano indirettamente da anni e anni. Ricambio dirigenziale al vertice? Nel sistema attuale può avvenire solo per tramite di una lunga militanza di allineamento totale in periferia, con la sede centrale che ha tutti i mezzi per controllare e fare pressioni sulla periferia proprio per mezzo della qualifica di Funzionari delegati attribuita ai Presidenti Regionali che, ricordo, vengono in teoria eletti dalle società, ma in pratica rappresentano la sede centrale verso la periferia e non la periferia verso la Sede centrale.

Possibilità di introdurre nuove idee e scegliere nuove strade in un sistema come questo? Zero, perché l’ecosistema dirigenziale FITARCO è ormai inattaccabile a qualsiasi influenza esterna, nel bene e nel male. Unica speranza di cambiamento? Il limite dei due mandati consecutivi, se mai si riuscirà a farlo veramente applicare almeno dal… terzo mandato in poi.